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martedì 4 gennaio 2011

Evasione fiscale sull'asse Puglia-Campania: nei guai due imprenditori del TARI'


MARCIANISE - Due commercianti del centro orafo Tarì risultano coinvolti in un'inchiesta della Guardia di Finanza di Bari per evasione di IVA nata dalle indagini sull'escamotage di considerare l'oro 'grezzo' come “rottami”: un trucchetto che ha permesso ad un commerciante barese di evadere l’Iva per circa 850mila euro. E’, infatti, prevista dalla legge un’agevolazione fiscale per chi lavora “oro grezzo”, quali sono appunto i “rottami non riutilizzabili”. In ogni caso, onde evitare il perpetuarsi di comportamenti illeciti sul piano commerciale, a maggio dello scorso anno è intervenuta anche la Banca d’Italia con una circolare in cui esclude i titolari di società di acquisto di oggetti d’oro dalla cosiddetta “inversione contabile”. Nella rete dei controlli della Guardia di Finanza, nel corso della stessa inchiesta, come riferisce l'Agenzia Agi, sono finiti anche due grandi “operatori professionali in oro”, con sede nel rinomato centro orafo della provincia di Caserta. Era a queste due società campane che l'imprenditore barese denunciato dalle Fiamme Gialle vendeva tutto l’oro che acquistava.

La legge impone che le aziende che acquistano oro dichiarino l’operazione alla Banca d’Italia, un obbligo voluto proprio per evitare che si possano verificare nel settore casi di riciclaggio o ricettazione. Le omissioni di dichiarazioni sono valse alle due società campane sanzioni amministrative per centinaia di milioni di euro. Il commerciante, a seguito dei controlli della Guardia di Finanza, nel 2010 si è messo in regola e ora continua regolarmente a svolgere la sua attività di ‘Compro oro’.

Il fenomeno del 'compro oro'

Un fenomeno, quello del 'compro oro', indotto dalla recente crisi, e che è divenuto anche caso di attenzione per le inchieste giornalistiche, come nel caso di un recente reportage del 'Venerdì' di 'la Repubblica'.
Per tre anni (dal 2007 al 2009) il commerciante barese aveva gestito una decina di punti vendita di “Compro oro”, a Bari e in provincia di Bari e Taranto, senza essere in possesso della prevista autorizzazione che viene rilasciata dalla Banca d’Italia
Per questo motivo – ma anche che per il reato di falsificazione dei registri – i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari hanno denunciato all’autorità giudiziaria il commerciante 50enne. L’uomo, un ex gioielliere, aveva deciso di cambiare attività: invece che vendere gioielli li acquistava, mettendo la sua impresa al passo con le tendenze del mercato che, a causa della crisi, negli ultimi anni ha visto meno clienti frequentare le gioiellerie e molto di più questi “moderni” Monte dei Pegni.
Luoghi frequentati da persone che, a causa della crisi economica, hanno deciso di vendere anche i gioielli antichi e di famiglia per arrivare a fine mese o far fronte a spese non sostenibili con le normali entrate. Gli affari andavano così bene che nel giro di qualche anno il denunciato era riuscito ad aprire una decina di punti di acquisto oro, tutti senza la necessaria autorizzazione. In tre anni, secondo la Guardia di Finanza, sono state eseguite transazioni commerciali per oltre 2 milioni di euro, praticamente tutte in contanti.

Proprio gli ingenti prelievi in contanti da parte del 50enne, presso la propria banca, hanno messo in sospetto il sistema bancario e dato il via agli accertamenti delle Fiamme Gialle. Il cliente bisognoso di smerciare il proprio oro, infatti, ha necessità di avere in cambio subito denaro. Più aumentavano i punti vendita, pertanto, più il commerciante aveva bisogno di avere in cassa liquidi per far fronte agli acquisti. La lente dei militari ha consentito, poi, di scoprire che il commerciante, sempre dal 2007 al 2009, aveva falsificato i documenti contabili registrando come “rottami non riutilizzabili” gioielli che, invece, il più delle volte erano solo usati, ma a volte – così come dichiarato dagli interessati sentiti dai finanzieri – anche nuovi.
L’escamotage di considerarli dei “rottami” ha permesso così all'imprenditore di evadere l’IVA per circa 850mila euro. Ai due grandi “operatori professionali in oro”, con sede nel rinomato centro orafo della provincia di Caserta, il commerciante barese vendeva tutto l’oro che acquistava, finito nella sua cassaforte a seguito di un giro d'affari, come detto, di due milioni di euro.


Articolo tratto da: www.campaniacentro.it

giovedì 9 dicembre 2010

Compro Oro: nuova maxi evasione scoperta dalla GdF

Brindisi, 30 nov. (Adnkronos) - Una societa' che opera nel settore del commercio di oro usato negli anni dal 2006 al 2009 ha utilizzato in modo sistematico fatture per operazioni inesistenti emesse da fornitori compiacenti risultati evasori totali. Lo hanno accertato a Brindisi i militari della Guardia di Finanza. La frode fiscale ammonta a oltre 2,8 milioni di euro.

Il legale rappresentante della societa', accusato di esercizio abusivo del commercio di oggetti in oro e dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, e altre tre persone sono state denunciate all'Autorita' Giudiziaria. Sono stati accertati elementi positivi di reddito non dichiarati per oltre 400mila euro, elementi negativi di reddito non deducibili per oltre 1,8 milioni di euro, IVA evasa per oltre 590mila euro.

30/11/2010

venerdì 16 luglio 2010

Altro "Compro oro" denunciato per evasione IVA

Nel 2006 avevano tentato di regolarizzarsi, come attività di "compro oro", iscrivendosi all'"Albo degli operatori professionali". Questo evidentemente non è bastato per cancellare il proprio storico commerciale. Infatti gli uomini della Guardia di Finanza hanno voluto verificare il modus operandi dell'azienda precedente alla regolarizzazione. I fatti emersi parlano chiaro, prima di iscriversi correttamente all'Albo la società fatturava con l'intento di eludere l'IVA "rottami" anziche oreficeria, assoggetandoli al ben noto articolo 17 DPR 633/72 ad altre aziende specializzate nel recupero dei metalli preziosi. E non solo...

TARANTO (17 luglio) - Militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno scoperto un'evasione fiscale compiuta da una società operante nel settore del cosiddetto "Compro oro" per centinaia di migliaia di euro.
In particolare, I finanzieri hanno accertato che l'impresa, per gli anni di imposta 2005 e 2006, ha operato senza autorizzazione e ha acquistato oggetti preziosi usati da privati per poi rivenderli, per la successiva trasformazione, alle ditte specializzate, con l'indicazione in fattura come "rottami" ed eludendo, così, l'esatta applicazione dell'Iva. Inoltre, la società in questione ha omesso versamenti di Iva per complessivi 250.000 euro. L'amministratrice pro-tempore della ditta è stata denunciata per reati fiscali, mentre suo marito, rappresentante legale della ditta è stato denunciato per ricettazione. Nel corso dell'operazione, infatti, sono stati rinvenuti bracciali, anelli, orecchini in oro ed argento, orologi e diamanti, muniti di cartellini con prezzo, per un peso complessivo di otto chilogrammi ed un valore commerciale di circa 350.000 euro. I preziosi, la maggior parte dei quali trovati in un trolley nell'appartamento della coppia, sono stati posti sotto sequestro in quanto ritenuti di illecita provenienza, poichè non registrati nè inventariati. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella caserma di via Scoglio del Tonno e alla quale hanno preso parte il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Nicola Altiero, il comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, il tenente colonnello Giuseppe Pastorelli, il maggiore Cosmo Virgilio e il capitano Giuseppe Di Noi. “Sotto la regia del comando regionale stiamo effettuando molti controlli nel settore” ha sottolineato il colonnello Altiero.


Tratto da: www.quotidianodipuglia.it

giovedì 27 maggio 2010

"Compro oro", controlli a tappeto

CAGLIARI - La Guardia di Finanza di Cagliari ha dato avvio all’operazione “Golden Island” volta a controllare la regolarità del fenomeno dei negozi “compro oro”. E’ ormai da alcuni anni che, anche nel cagliaritano, si registra una capillare diffusione sul territorio di questi negozi, spesso di piccola dimensione, che si occupano del ritiro dei gioielli usati dietro pagamento in contanti di somme commisurate al peso degli oggetti conferiti dai consumatori.

L’oro riveste oggigiorno quanto mai sia la caratteristica di bene “rifugio”, alternativo ai giochi di borsa e agli investimenti immobiliari, sia la peculiarità di bene “ultima speranza” per quel vasto strato di popolazione appartenente alla fasce più deboli, trovatasi in temporanea difficoltà in ragione delle contingenti ristrettezze dovute alla grave crisi economica attuale.

L’attività delle Fiamme Gialle trae origine da un attento monitoraggio della realtà territoriale di riferimento, condotta anche con l’ausilio informativo messo a disposizione dalla locale Questura. I Finanzieri, nell’ambito dello svolgimento dei quotidiani compiti di polizia economico-finanziaria del Paese svolti su direttive del Comando Regionale Sardegna e del locale Comando Provinciale, hanno quindi sviluppato un’azione di analisi volta ad individuare le molteplici fattispecie di evasione e di illecito anche penale potenzialmente riconducibili al settore.

Le preliminari risultanze emerse dai primi controlli sul territorio sono state riferite all’Autorità Giudiziaria, che ha assunto la direzione delle indagini: Le ipotesi investigative perseguite vanno dall’evasione fiscale all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dall’irregolarità in tema di licenze a quella delle specifiche autorizzazioni rilasciate dalla Banca d’Italia, dalla violazione alla normativa sul monitoraggio delle operazioni auree ai reati previsti dalla legislazione sull’oro.

Tratto da: www.notizie.alguer.it

giovedì 22 aprile 2010

Altro "compro oro" denunciato per emissione di fatture con la dicitura "rottami"


Lecce – I militari della Guardia di Finanza di Maglie hanno accertato che la titolare di una ditta individuale di commercio all'ingrosso di gioielleria avrebbe evaso oltre 158 mila euro, operando tra l'altro senza alcun requisito.

La vendita e la compravendita di oro risponde a una legge alquanto precisa, o almeno dovrebbe. L'incertezza nasce dal comportamento della titolare di una ditta individuale di Maglie, operante nel settore della vendita di oro usato. A scoprire l'irregolarità della gestione, le Fiamme Gialle di Maglie, i quali, oltre ad accertare un'evasione fiscale di oltre 158 mila euro, hanno chiarito che la donna, 52enne del posto, non fosse iscritta all'albo dei professionisti in oro.

Approfondendo i controlli, è inoltre emerso che la ditta, tra il 2005 ed il 2007, avrebbe emesso un numero consistente di fatture per la cessione di "rottami auriferi" pur non avendo i requisiti previsti dalla legge. Avrebbe anche sottratto a tassazione circa 69 mila euro e evaso l'Iva per oltre 89 mila. Il tutto con l'omissione da parte della titolare di dare comunicazione dell’attività professionale di commercio d’oro alla Banca d’Italia.

Inevitabile per la donna una denuncia all'autorità sia giudiziaria sia amministrativa.

Tratto da: www.ilpaesenuovo.it

domenica 13 dicembre 2009

Tra crisi e ombre di riciclaggio ecco il boom dei "Compro Oro"

di Francesca Savino

Diverse le inchieste già in corso e l´allarme dei commercianti: "Chiediamo regole certe, temiamo danni per tutta la categoria". Sulle insegne di Bari ci sono nove lettere sempre più diffuse. "Compro oro" recitano le scritte su vetrine scintillanti e piccoli laboratori, centri privati e negozi in franchising sparsi tra il centro e la periferia: così in tempo di crisi il mercato di uno dei metalli più preziosi brilla di una nuova luce. «Il successo di questi negozi negli ultimi mesi è uno degli indicatori più forti della recessione» riflette Rossella Miracapillo, del Movimento consumatori. «Il boom dei "compro oro" ci fa capire come in momenti come quello che stiamo attraversando, le persone siano disposte a vendere persino i gioielli di famiglia pur di avere disponibilità di denaro in contante». In provincia di Bari la Camera di commercio ha registrato 417 sedi di impresa attive nel terzo trimestre del 2009 che commerciano al dettaglio orologi e articoli di gioielleria.

Nella lista entrano insieme gli orafi e i negozi che vendono preziosi usati. Ma basta scorrere gli elenchi telefonici e le pubblicità on-line per scoprire come negli ultimi anni i "Compro oro" si siano moltiplicati. «Sono raddoppiati, se non triplicati» riflette il presidente della Federazione nazionale dettagliante orafi di Confcommercio Giuseppe Aquilino, che a Bari vive e lavora. Le più diffuse sono le catene in franchising, che offrono garanzia di quotazioni aggiornate e una rete di controlli professionale: la "orocash" ha una sede in città e altre 28 nel resto della regione, "Giallo Oro" ne conta sette tra il centro e la provincia, "Gold 2000" ha tre negozi fra Bari, Bitonto e Modugno. Poi ci sono i centri di medio e piccolo calibro, e una rete di commercio in penombra o sommerso che fa gridare all´allarme. «È fuori di dubbio che molti si siano specializzati in questa attività con improvvisazione e, troppo spesso, anche in spregio della legge» denuncia Aquilino.

«I numeri parlano chiaro: ogni giorno la cronaca riporta di episodi criminosi legati alla compravendita dell´oro». I casi più recenti riguardano le indagini della Guardia di Finanza, che ad ottobre ha scoperto un´evasione fiscale da 500mila euro a Taranto e un´altra da 160mila euro ad Ostuni, dove uno dei clienti del commerciante incriminato è anche stato denunciato per ricettazione. Il rischio è che i negozi vengano utilizzati come "lavatrici" per rimettere sul mercato refurtiva o soldi sporchi: cercando su internet non è difficile trovare annunci che promettono «ritiro anche da casa, massima riservatezza».

Sul versante delle evasioni, già la scorsa estate le Fiamme Gialle avevano fatto un blitz nel Barese: a giugno le ispezioni dei finanzieri a Monopoli, Conversano e Polignano a Mare negli esercizi specializzati nell´acquisto di oro e argento usato aveva portato alla scoperta di una maxievasione di IVA da un milione di euro. I militari scoprirono che gli esercizi acquistavano gli oggetti in oro dai privati cittadini come se si trattasse di merce da rottamare, beneficiando così di una totale esenzione in materia di imposta sul valore aggiunto. «Per questo chiediamo a gran voce regole certe per il mercato della compravendita di oro» spiega Aquilino dal vertice della Federdettaglianti. «Basterebbe applicare correttamente la normativa in vigore per evitare fenomeni che danneggiano tutta la categoria» conclude Aquilino.

Tratto da: www.espresso.repubblica.it

mercoledì 25 novembre 2009

Operazione "Re Mida" della Guardia di Finanza














Savona, 25 novembre 2009: “E’ stata un’operazione che ha messo in luce il perfetto coordinamento tra la polizia di Stato e la Guardia di Finanza”. Questo il commento del Questore Vittorino Grillo sull’operazione “Re Mida” che ha smantellato un’organizzazione criminale di narcotrafficanti e ha permesso di sequestrare beni per un valore di circa dieci milioni. Sotto sequestro sono finite società, capitali e aziende in Liguria e Roma. In particolare società che si occupavano di compravendita di oro usato pagando per contanti “A peso d oro” e “Proposte d’oro”.

L’operazione prende spunto da alcuni arresti effettuati dalla Squadra Mobile per traffico di droga nel giugno scorso. Ulteriori approfondimenti nelle indagini hanno portato ad individuare l’organizzazione criminale che gestiva questi beni di provenienza illecita attraverso il riutilizzo e la possibilità di ricommercializzazione. I criminali, che gestivano un traffico illecito di sostanze stupefacenti con ramificazioni in Spagna e intendevano “allargarsi”, avevano quindi la possibilità di guadagnare somme di denaro notevoli che poi venivano immesse sul mercato finanziario tramite le loro società. “Atrraverso accertamenti sugli stati patrimoniali, dal 2002 ad oggi, siamo riusciti a sequestrare tutti questi beni immobili, disponibilità finanziarie e complessi aziendali” ha precisato il Questore di Savona.

A finire in manette, durante l’operazione di giugno, erano stati Davide Mannarà, 30 anni savonese e Luca Nastasi, 27 anni, nato a Gela ma residente a Savona, che gestivano le società di compravendita dell’oro. La Mobile ha seguito gli spostamenti di Mannarà, molto abile nel sviare le intercettazioni, e dell’organizzazione per sei mesi. Il gruppo importava cocaina dalla Spagna per savona e per il milanese due volte al mese. Nell’ultimo peridodo Mannarà stava addirittura tentando di scavalcare la Spagna per acquistare la droga direttamente in Colombia.

Uno degli elementi che ha insospettito fin da subito gli inquirenti è stato il fatto che gli interessati dichiaravano poco o nulla all’erario ma in realtà avevano un tenore di vita altissimo. Dettaglio che ha fatto scattare quindi le indagini sul patrimonio che hanno messo in evidenza gli illeciti. La truffa coinvolgeva un totale di 76 filiali (9 in Liguria) di “A peso d oro” e “Proposte d’oro”, ma quasi tutte ignare di fare parte della truffa. Molte società avevano infatti semplicemente aderito al franchising senza sapere che a gestirlo era un’organizzazione criminale.

Molto soddisfatto del risultato conseguito anche il comandante delle Fiamme Gialle Roberto Visintin: “Abbiamo unito le forze. Noi in particolare abbiamo ricostruito il patrimonio riconducibile a questi narcotrafficanti e abbiamo consentito al Tribunale di Savona di procedere al sequestro preventivo in attesa della successiva ed eventuale confisca dei beni”. Attualmente le società e le attività che sono state coinvolte nell’indagine ma non direttamente gestite dagli indagati, e quindi estranee all’organizzazione, continueranno ad operare attraverso un professionista nominato dal Tribunale che le gestirà.

Articolo tratto da: www.ivg.it

giovedì 22 ottobre 2009



Visto il ritmo serrato con cui in questi giorni arrivano notizie dalla Puglia in merito alle indagini effettuate dai militari della Guardia di Finanza, ci limiteremo esclusivamente a pubblicare le notizie inerenti lo svolgersi dell'attività investigativa, senza aggiungere ulteriori commenti.

"OSTUNI | 22/10/2009 |La citta' bianca ancora in prima. Dopo la notizia della Ferrari taroccata, oggi arriva quella della frode dell'oro. I militari della GdF infatti, all'esito di specifiche indagini, hanno scoperto una frode fiscale per oltre 160 mila euro. Le fiamme gialle hanno individuato un impresa, operante nel settore del "compro oro" che dal 2004 al 2008 ha evaso iva per oltre 160 mila euro. Ed ancora una persona, responsabile di aver venduto alla ditta individuata considerevoli quantitativi di oro di provenienza furtiva, e' stata denunciata per ricettazione."

Tratto da: www.ilbrindisino.it

"TARANTO, 22/10/2009: Operazione della Guardia di Finanza; scoperta evasione fiscale per circa 500mila euro; una persona e’ stata denunziata all’Autorità Giudiziaria.
I Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, all’esito di complesse indagini, hanno scoperto una evasione fiscale perpetrata da una società nei periodi d’imposta dal 2005 al 2009. Nel particolare le Fiamme Gialle hanno accertato che l’impresa, operante nel settore del commercio dell’oro usato, ha evaso I.V.A. per circa 500 mila euro. Una persona e’ stata denunziata all’Autorità Giudiziaria." "

Tratto da: www.eventiecommenti.it

lunedì 19 ottobre 2009

La Puglia ancora sotto la lente della Guardia di Finanza

Ancora dalla regione Puglia giungono notizie inerenti le verifiche eseguite dai militari della Guardia di Finanza nei confronti dei negozi "compro oro". Una lunga lista a cui, quasi ogni giorno, vanno ad aggiungersi nuove denuncie nei confronti dei titolari di questi esercizi commerciali. Il denominatore comune di verifica resta l'evasione IVA. Con accuarata e metodica tenacia i finanzieri stanno passando al settaccio la contabilità dei "compro oro" e, a quanto pare, raggiungendo ragguardaveloli risultati. Comunque, di seguito, il testo integrale della notizia:

"MANDURIA - OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA, SCOPERTA EVASIONE PER 310 MILA EURO
19/10/2009
I Militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Manduria, all'esito di complesse indagini di polizia economica e finanziaria, hanno scoperto un'evasione fiscale perpetrata da due esercizi commerciali operanti nel settore del c.d. "Compro Oro".

Trecentodiecimila euro in due anni e mezzo in due esercizi. E’ solo una parte del ricco mercato della compravendita dell’oro usato a Manduria dove la Guardia di Finanza ha scoperto e denunciato due imprenditori titolari di altrettante oreficerie che con l’acquisto di preziosi usati hanno fatto una fortuna incassando, insieme, almeno un terzo di milione di euro non dichiarandolo al fisco. Secondo le fiamme gialle della tenenza della Guardia di Finanza di Manduria comandati dal tenente Carlo Balestra, infatti, sarebbero migliaia le persone che nel corso degli anni si sono presentati nei due esercizi con i propri preziosi per ricavare qualcosa di concreto. «Non i soliti orecchini rotti o la collanina spezzata o il vecchio anello sformato – spiegano gli investigatori che hanno potuto vedere l’elenco degli oggetti acquistati dai due imprenditori denunciati –, ma degli autentici monili, anche di un certo valore, tenuti in ottimo stato dai proprietari che se ne disfacevano per bisogno di liquidità».
Dietro questi bisogni è nato un business che gira milioni di euro l’anno se è vero che solo nei due esercizi individuati dalla Guardia di Finanza si è commercializzato oro usato per trecentodiecimila euro di somme non dichiarate o evase in solo due anni e mezzo. Il meccanismo, utilizzato dai due imprenditori per aggirare il fisco, consisteva nell’acquistare l’oro usato dai privati cittadini e di rivenderlo come “rottame di metallo prezioso” alle fonderie del Centro Nord Italia che potrebbero avere responsabilità nell’affare. Questo sistema permetteva l’esenzione dell’imposta IVA, non dovuta per i rottami ma obbligatoria per il commercio dell’oro usato. In uno dei due esercizi individuati, inoltre, le fiamme gialle hanno sorpreso un dipendente che lavorava in nero. I titolari delle due oreficerie sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per reati di natura fiscale e amministrativa.


Fonte della notizia: www.lavocedimanduria.it

martedì 13 ottobre 2009

Continua l'evasione


FASANO - Avrebbe frodato il fisco per circa 400 mila euro. A scoprire una frode portata a compimento nel fasanese sono stati i militari della compagnia della Guardia di Finanza di Fasano, al comando del tenente Francesco Calimero. In particolare le Fiamme Gialle hanno individuato un' impresa che opera nel settore del commercio di metalli preziosi che, dal 2004 ad oggi, avrebbe evaso l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) per circa 400 mila euro. Il titolare del negozio è stato denunciato a piede libero alla autorità giudiziaria. A quanto pare avrebbe acquistato dal 2004 ad oggi preziosi per poi rivenderli come “rottami” senza applicare l’IVA. Un meccanismo che avrebbe evitato alla sua azienda di sborsare quasi 800 milioni di vecchie lire di IVA. Dai controlli fiscali, comunque, è emerso che la contabilità dell' impresa era tenuta in maniera corretta ed ineccepibile. L’unico “neo” riscontrato è stato quello che, all’atto di rivendere i monili in oro e argento che il negozio acquistava da privati cittadini, sugli stessi non pagava l’IVA cedendoli come “rottami”, risparmiando davvero una bella sommetta.

Tratto da: www.gofasano.it

domenica 2 agosto 2009

Chiusa l'inchiesta sul contrabbando di oro tra Italia e Svizzera

Il pubblico ministero di Como Mariano Fadda ha depositato gli atti relativi all'inchiesta su un vasto giro clandestino d’oro tra l'Italia e la Svizzera, in cui compariva anche il nome dell’ex dirigente di Banca Ticinese Nicola Bravetti. Un’indagine durata anni e culminata nel 2008 con la scoperta di un contrabbando clandestino di 53 chili del prezioso metallo giallo dal Ticino alla Lombardia. Gli avvocati difensori delle parti potranno ora accedere alla documentazione raccolta e procedere con le relative osservazioni. Spetterà quindi al magistrato decidere se e come rinviare a giudizio le diverse persone finite nel registro degli indagati.

L’ultimo maxi sequestro d’oro, che risale a fine gennaio, viene alla luce soltanto ora. Si tratta di 24 chili che i finanzieri hanno prelevato dalla Euromet S.r.l. di Arese, in provincia di Milano. Lingotti purissimi che, secondo gli inquirenti, erano in magazzino senza che vi fosse documentazione fiscale che ne giustificasse la presenza. L’amministratore della società è stato indagato con l’accusa di riciclaggio.
Le fiamme gialle erano arrivate alla S.r.l. di Arese indagando su un precedente sequestro d’oro, 16 chili trovati a bordo dell’auto del direttore generale della Argor-Heraeus, una delle più conosciute aziende orafe operanti a cavallo tra Italia, Svizzera e Germania. Il manager era stato fermato, sempre a gennaio, a Ronago a soli 200 metri dalla dogana. Ai finanzieri non aveva detto che, nel bracciolo centrale dei sedili posteriori, aveva lamine d’oro. Solo dopo la scoperta aveva mostrato dei documenti di trasporto che, ne sono convinti gli inquirenti, erano stati realizzati ad hoc in caso di intercettazione da parte delle forze dell’ordine. La merce, secondo quanto ricostruito, arrivava dalla Monte Generoso S.p.A. di Cislago (Varese), altra importante azienda orafa dopo che, il giorno precedente il sequestro, sarebbe stata ritirata alla Euromet di Arese.

Il duplice sequestro di gennaio segue altri tre blitz compiuti tra settembre e ottobre sempre dal nucleo di polizia tributaria di Como in varie zone d’Italia. Il tutto coordinato dal pubblico ministero Mariano Fadda, già titolare di un analogo fascicolo su contrabbando d’oro che tra fine 2006 e inizi 2007 aveva portato a due sequestri di 35 chili in lingotti l’uno. Particolari che fanno lecitamente ipotizzare l’esistenza di una maxi inchiesta su un vasto giro clandestino d’oro tra Italia e Svizzera e viceversa. In sintesi: il 20 settembre le fiamme gialle avevano fermato a Binasco, non lontano dallo svincolo della A7 Milano-Genova, un insospettabile 48enne di Monguzzo. Trasportava a bordo della sua Honda Crv lingotti e fogli d’oro per un peso totale di 53 chili. Un mese più tardi nel Pavese erano stati "pizzicati" altri 22 chili a un uomo di Uggiate Trevano. La settimana successiva i finanzieri avevano intercettato a Genova altri 15 chili, trovati sull’auto di un 62enne di Appiano Gentile, in viaggio con la figlia.
Fatti due conti tra lingotti e fogli d’oro le fiamme gialle e la procura hanno sequestrato in sei mesi 130 chili di metallo prezioso, per un valore stimato in circa due milioni e mezzo di euro. Un piccolo Klondike su cui la magistratura ha messo gli occhi da tempo.

Tratto da:
http://www.cdt.ch/ticino-e-regioni/cronaca/9160/contrabbando-d-oro-indagini-chiuse.html
http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/97627/

martedì 30 giugno 2009

"Compro oro" truffa sull'IVA

FONTE: Repubblica — 10 giugno 2009 pagina 11 sezione: BARI
UN' ISPEZIONE fiscale dei finanzieri in alcuni esercizi commerciali del barese specializzati nell' acquisto di oro e argento usato, ha portato alla scoperta di una maxievasione di circa 1 milione di euro di Iva. I militari della guardia di finanza hanno controllato una catena di esercizi a Monopoli, Conversano e Polignano a Mare, e scoperto che gli esercizi acquistavano gli oggetti in oro dai privati cittadini come se si trattasse di merce da rottamare, beneficiando così (gli oggetti preziosi sono assoggettati al pagamento dell' Iva) di una totale esenzione in materia di imposta sul valore aggiunto.