Il lato b delle gioiellerie non è mai stato tanto chiacchierato. Parliamo di «compro oro», quei bugigattoli che nei paesi emergenti vanno di moda da sempre, dove vendere la collanina del battesimo o l’anello di fidanzamento per tirar su un po’ di contanti. Quel che si sa è che si moltiplicano come conigli. Nelle grandi città come nei paesini, in quella sempre più vasta terra desolata di esercizi commerciali agonizzanti, rappresentano forse l’unica categoria in controtendenza. In Lazio e in Sicilia, per dire, negli ultimi tre anni sono aumentati del 60 per cento. In Piemonte e Veneto intorno al 30. La media nazionale è +22,5, calcola Movimprese-InfoCamere, un tasso di crescita che se valesse per il resto dell’economia saremmo la Cina. Sin qui, dunque, tutto bene: un ago col segno più nel pagliaio dei meno. Ma perché così tanti e tutti adesso? Le risposte indiziarie chiamano in causa la crisi, una ghiottissima occasione di evasione fiscale e anche il riciclaggio.
L’invasione dei cartelloni giallo cromo che promettono cash contro vecchie gioie non era dunque solo un’impressione. Gli stessi numeri delle camere di commercio rischiano d’essere sottostimati perché non includono necessariamente le gioiellerie che in tempi di vacche magre hanno preso a comprare, oltre che a vendere, dai clienti. Ma anche con questa tara sono bastati per allertare la Guardia di finanza. «A questo fenomeno in aumento stiamo dedicando una particolare attenzione» assicura il colonnello Flavio Aniello, capo del Nucleo Speciale Entrate della G.d.F., «c’entra senz’altro che la gente fatica ad arrivare a fine mese e che con la crisi le quotazioni sono cresciute. Ma sullo sfondo potrebbe esserci anche il riciclaggio». Ciò su cui non ha dubbi è che il business si presta bene all’evasione e tira fuori uno schemino colorato per rendere commestibili le differenze tra i regimi dell’Imposta sul Valore Aggiunto. Per farla davvero molto semplice, i gestori dei compro oro, dichiarando indebitamente «rottami» i gioielli che ricevono, approfittano di un’agevolazione concessa a chi lavora l’oro grezzo, e non pagano l’IVA. Con enormi guadagni. «Se prima potevano sostenere che la legge non era chiara, a maggio la Banca d’Italia ha emanato una circolare in cui li esclude dalla cosiddetta “inversione contabile”. Chi continua a far finta di non sapere lo fa a suo rischio e pericolo». Insomma, ruba al fisco, con tutti i rischi del caso.
In Puglia se ne stanno accorgendo più che altrove. «Un paio di grossi casi riguardano due negozi di Manduria che non hanno pagato IVA e altre imposte per 250 mila euro» spiega il Comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Bari Col. Nicola Altiero, «mentre a Taranto una sola attività ha evaso per 500 mila euro». Uno niente affatto sorpreso da questo possibile scenario è Michele Cagnazzo, responsabile dell’Osservatorio regionale sulla criminalità «L’ultima frontiera sono quelli su internet come www.cashgold.eu che vanno a prendersi l’oro a casa. Li abbiamo provati: niente registro vidimato e inventarsi un nome non è un problema».
Tratto da: "Il Venerdì" di Repubblica www.repubblica.it
giovedì 23 dicembre 2010
giovedì 9 dicembre 2010
Compro Oro: nuova maxi evasione scoperta dalla GdF
Brindisi, 30 nov. (Adnkronos) - Una societa' che opera nel settore del commercio di oro usato negli anni dal 2006 al 2009 ha utilizzato in modo sistematico fatture per operazioni inesistenti emesse da fornitori compiacenti risultati evasori totali. Lo hanno accertato a Brindisi i militari della Guardia di Finanza. La frode fiscale ammonta a oltre 2,8 milioni di euro.
Il legale rappresentante della societa', accusato di esercizio abusivo del commercio di oggetti in oro e dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, e altre tre persone sono state denunciate all'Autorita' Giudiziaria. Sono stati accertati elementi positivi di reddito non dichiarati per oltre 400mila euro, elementi negativi di reddito non deducibili per oltre 1,8 milioni di euro, IVA evasa per oltre 590mila euro.
30/11/2010
Il legale rappresentante della societa', accusato di esercizio abusivo del commercio di oggetti in oro e dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, e altre tre persone sono state denunciate all'Autorita' Giudiziaria. Sono stati accertati elementi positivi di reddito non dichiarati per oltre 400mila euro, elementi negativi di reddito non deducibili per oltre 1,8 milioni di euro, IVA evasa per oltre 590mila euro.
30/11/2010
venerdì 16 luglio 2010
Altro "Compro oro" denunciato per evasione IVA
Nel 2006 avevano tentato di regolarizzarsi, come attività di "compro oro", iscrivendosi all'"Albo degli operatori professionali". Questo evidentemente non è bastato per cancellare il proprio storico commerciale. Infatti gli uomini della Guardia di Finanza hanno voluto verificare il modus operandi dell'azienda precedente alla regolarizzazione. I fatti emersi parlano chiaro, prima di iscriversi correttamente all'Albo la società fatturava con l'intento di eludere l'IVA "rottami" anziche oreficeria, assoggetandoli al ben noto articolo 17 DPR 633/72 ad altre aziende specializzate nel recupero dei metalli preziosi. E non solo...
TARANTO (17 luglio) - Militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno scoperto un'evasione fiscale compiuta da una società operante nel settore del cosiddetto "Compro oro" per centinaia di migliaia di euro.
In particolare, I finanzieri hanno accertato che l'impresa, per gli anni di imposta 2005 e 2006, ha operato senza autorizzazione e ha acquistato oggetti preziosi usati da privati per poi rivenderli, per la successiva trasformazione, alle ditte specializzate, con l'indicazione in fattura come "rottami" ed eludendo, così, l'esatta applicazione dell'Iva. Inoltre, la società in questione ha omesso versamenti di Iva per complessivi 250.000 euro. L'amministratrice pro-tempore della ditta è stata denunciata per reati fiscali, mentre suo marito, rappresentante legale della ditta è stato denunciato per ricettazione. Nel corso dell'operazione, infatti, sono stati rinvenuti bracciali, anelli, orecchini in oro ed argento, orologi e diamanti, muniti di cartellini con prezzo, per un peso complessivo di otto chilogrammi ed un valore commerciale di circa 350.000 euro. I preziosi, la maggior parte dei quali trovati in un trolley nell'appartamento della coppia, sono stati posti sotto sequestro in quanto ritenuti di illecita provenienza, poichè non registrati nè inventariati. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella caserma di via Scoglio del Tonno e alla quale hanno preso parte il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Nicola Altiero, il comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, il tenente colonnello Giuseppe Pastorelli, il maggiore Cosmo Virgilio e il capitano Giuseppe Di Noi. “Sotto la regia del comando regionale stiamo effettuando molti controlli nel settore” ha sottolineato il colonnello Altiero.
Tratto da: www.quotidianodipuglia.it
TARANTO (17 luglio) - Militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno scoperto un'evasione fiscale compiuta da una società operante nel settore del cosiddetto "Compro oro" per centinaia di migliaia di euro.
In particolare, I finanzieri hanno accertato che l'impresa, per gli anni di imposta 2005 e 2006, ha operato senza autorizzazione e ha acquistato oggetti preziosi usati da privati per poi rivenderli, per la successiva trasformazione, alle ditte specializzate, con l'indicazione in fattura come "rottami" ed eludendo, così, l'esatta applicazione dell'Iva. Inoltre, la società in questione ha omesso versamenti di Iva per complessivi 250.000 euro. L'amministratrice pro-tempore della ditta è stata denunciata per reati fiscali, mentre suo marito, rappresentante legale della ditta è stato denunciato per ricettazione. Nel corso dell'operazione, infatti, sono stati rinvenuti bracciali, anelli, orecchini in oro ed argento, orologi e diamanti, muniti di cartellini con prezzo, per un peso complessivo di otto chilogrammi ed un valore commerciale di circa 350.000 euro. I preziosi, la maggior parte dei quali trovati in un trolley nell'appartamento della coppia, sono stati posti sotto sequestro in quanto ritenuti di illecita provenienza, poichè non registrati nè inventariati. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella caserma di via Scoglio del Tonno e alla quale hanno preso parte il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Nicola Altiero, il comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, il tenente colonnello Giuseppe Pastorelli, il maggiore Cosmo Virgilio e il capitano Giuseppe Di Noi. “Sotto la regia del comando regionale stiamo effettuando molti controlli nel settore” ha sottolineato il colonnello Altiero.
Tratto da: www.quotidianodipuglia.it
lunedì 28 giugno 2010
La Banca d'Italia conferma le nostre tesi
Con questa nuova Circolare la Banca d'Italia non lascia più alcun dubbio sulle attribuzioni commerciali concesse ai "compro oro". Di seguito il paragrafo sesto che non necessita commenti:
Circolare della Banca d'Italia del 28 maggio 2010:
6) Le attività dei “compro oro”
L’oro il cui commercio è legittimamente consentito ai c.d. “compro-oro” può essere dedotto, per esclusione, da quello non riservato agli “operatori professionali in oro”. Non occorre pertanto la comunicazione di avvio dell’attività – e quindi il possesso dei requisiti di forma societaria, oggetto sociale e onorabilità degli esponenti di cui all’art. 1, comma 3, della Legge n. 7/2000 – per quei soggetti che limitino la propria attività al commercio di “oro da gioielleria” di cui al precedente n. 3)
A titolo di esempio, i c.d. “compro-oro”:
– possono acquistare oggetti preziosi nuovi, usati o avariati e rivenderli al pubblico, a fonderie o ad altri operatori. Tale attività si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di “oro” contenuta nell’art. 1, comma 1, della stessa Legge; è la fonderia che dovesse trarne il contenuto in fino e rivenderlo come “oro da investimento” a dover assumere la qualifica di “operatore professionale in oro”;
– non possono congiuntamente acquistare “oro da gioielleria” usato/avariato, fonderlo (per proprio conto o con incarico a terzi previo accordo di mantenimento del diritto di proprietà sul fino ottenuto) e cedere il fino ottenuto. Come detto, non occorre la comunicazione di avvio dell’attività neppure nel caso in cui si intenda trattare “oro da investimento” o “materiale d’oro ad uso prevalentemente industriale” nei modi previsti dal predetto art. 1, comma 4, della Legge n. 7/2000. Si osservi che i c.d. “compro-oro” entrano in rapporto con la Banca d’Italia solo per il tramite della Struttura dedicata al contrasto del riciclaggio (Unità di Informazione Finanziaria, UIF). La Banca d’Italia, in altre parole, non esercita sui “compro-oro” alcuna forma di vigilanza o di controllo in relazione allo svolgimento delle attività.
Fonte: http://www.bancaditalia.it/vigilanza/albi-elenchi/oporo/faq/operatori_oro.pdf
Circolare della Banca d'Italia del 28 maggio 2010:
6) Le attività dei “compro oro”
L’oro il cui commercio è legittimamente consentito ai c.d. “compro-oro” può essere dedotto, per esclusione, da quello non riservato agli “operatori professionali in oro”. Non occorre pertanto la comunicazione di avvio dell’attività – e quindi il possesso dei requisiti di forma societaria, oggetto sociale e onorabilità degli esponenti di cui all’art. 1, comma 3, della Legge n. 7/2000 – per quei soggetti che limitino la propria attività al commercio di “oro da gioielleria” di cui al precedente n. 3)
A titolo di esempio, i c.d. “compro-oro”:
– possono acquistare oggetti preziosi nuovi, usati o avariati e rivenderli al pubblico, a fonderie o ad altri operatori. Tale attività si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di “oro” contenuta nell’art. 1, comma 1, della stessa Legge; è la fonderia che dovesse trarne il contenuto in fino e rivenderlo come “oro da investimento” a dover assumere la qualifica di “operatore professionale in oro”;
– non possono congiuntamente acquistare “oro da gioielleria” usato/avariato, fonderlo (per proprio conto o con incarico a terzi previo accordo di mantenimento del diritto di proprietà sul fino ottenuto) e cedere il fino ottenuto. Come detto, non occorre la comunicazione di avvio dell’attività neppure nel caso in cui si intenda trattare “oro da investimento” o “materiale d’oro ad uso prevalentemente industriale” nei modi previsti dal predetto art. 1, comma 4, della Legge n. 7/2000. Si osservi che i c.d. “compro-oro” entrano in rapporto con la Banca d’Italia solo per il tramite della Struttura dedicata al contrasto del riciclaggio (Unità di Informazione Finanziaria, UIF). La Banca d’Italia, in altre parole, non esercita sui “compro-oro” alcuna forma di vigilanza o di controllo in relazione allo svolgimento delle attività.
Fonte: http://www.bancaditalia.it/vigilanza/albi-elenchi/oporo/faq/operatori_oro.pdf
giovedì 27 maggio 2010
"Compro oro", controlli a tappeto
CAGLIARI - La Guardia di Finanza di Cagliari ha dato avvio all’operazione “Golden Island” volta a controllare la regolarità del fenomeno dei negozi “compro oro”. E’ ormai da alcuni anni che, anche nel cagliaritano, si registra una capillare diffusione sul territorio di questi negozi, spesso di piccola dimensione, che si occupano del ritiro dei gioielli usati dietro pagamento in contanti di somme commisurate al peso degli oggetti conferiti dai consumatori.
L’oro riveste oggigiorno quanto mai sia la caratteristica di bene “rifugio”, alternativo ai giochi di borsa e agli investimenti immobiliari, sia la peculiarità di bene “ultima speranza” per quel vasto strato di popolazione appartenente alla fasce più deboli, trovatasi in temporanea difficoltà in ragione delle contingenti ristrettezze dovute alla grave crisi economica attuale.
L’attività delle Fiamme Gialle trae origine da un attento monitoraggio della realtà territoriale di riferimento, condotta anche con l’ausilio informativo messo a disposizione dalla locale Questura. I Finanzieri, nell’ambito dello svolgimento dei quotidiani compiti di polizia economico-finanziaria del Paese svolti su direttive del Comando Regionale Sardegna e del locale Comando Provinciale, hanno quindi sviluppato un’azione di analisi volta ad individuare le molteplici fattispecie di evasione e di illecito anche penale potenzialmente riconducibili al settore.
Le preliminari risultanze emerse dai primi controlli sul territorio sono state riferite all’Autorità Giudiziaria, che ha assunto la direzione delle indagini: Le ipotesi investigative perseguite vanno dall’evasione fiscale all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dall’irregolarità in tema di licenze a quella delle specifiche autorizzazioni rilasciate dalla Banca d’Italia, dalla violazione alla normativa sul monitoraggio delle operazioni auree ai reati previsti dalla legislazione sull’oro.
Tratto da: www.notizie.alguer.it
L’oro riveste oggigiorno quanto mai sia la caratteristica di bene “rifugio”, alternativo ai giochi di borsa e agli investimenti immobiliari, sia la peculiarità di bene “ultima speranza” per quel vasto strato di popolazione appartenente alla fasce più deboli, trovatasi in temporanea difficoltà in ragione delle contingenti ristrettezze dovute alla grave crisi economica attuale.
L’attività delle Fiamme Gialle trae origine da un attento monitoraggio della realtà territoriale di riferimento, condotta anche con l’ausilio informativo messo a disposizione dalla locale Questura. I Finanzieri, nell’ambito dello svolgimento dei quotidiani compiti di polizia economico-finanziaria del Paese svolti su direttive del Comando Regionale Sardegna e del locale Comando Provinciale, hanno quindi sviluppato un’azione di analisi volta ad individuare le molteplici fattispecie di evasione e di illecito anche penale potenzialmente riconducibili al settore.
Le preliminari risultanze emerse dai primi controlli sul territorio sono state riferite all’Autorità Giudiziaria, che ha assunto la direzione delle indagini: Le ipotesi investigative perseguite vanno dall’evasione fiscale all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dall’irregolarità in tema di licenze a quella delle specifiche autorizzazioni rilasciate dalla Banca d’Italia, dalla violazione alla normativa sul monitoraggio delle operazioni auree ai reati previsti dalla legislazione sull’oro.
Tratto da: www.notizie.alguer.it
giovedì 22 aprile 2010
Altro "compro oro" denunciato per emissione di fatture con la dicitura "rottami"

Lecce – I militari della Guardia di Finanza di Maglie hanno accertato che la titolare di una ditta individuale di commercio all'ingrosso di gioielleria avrebbe evaso oltre 158 mila euro, operando tra l'altro senza alcun requisito.
La vendita e la compravendita di oro risponde a una legge alquanto precisa, o almeno dovrebbe. L'incertezza nasce dal comportamento della titolare di una ditta individuale di Maglie, operante nel settore della vendita di oro usato. A scoprire l'irregolarità della gestione, le Fiamme Gialle di Maglie, i quali, oltre ad accertare un'evasione fiscale di oltre 158 mila euro, hanno chiarito che la donna, 52enne del posto, non fosse iscritta all'albo dei professionisti in oro.
Approfondendo i controlli, è inoltre emerso che la ditta, tra il 2005 ed il 2007, avrebbe emesso un numero consistente di fatture per la cessione di "rottami auriferi" pur non avendo i requisiti previsti dalla legge. Avrebbe anche sottratto a tassazione circa 69 mila euro e evaso l'Iva per oltre 89 mila. Il tutto con l'omissione da parte della titolare di dare comunicazione dell’attività professionale di commercio d’oro alla Banca d’Italia.
Inevitabile per la donna una denuncia all'autorità sia giudiziaria sia amministrativa.
Tratto da: www.ilpaesenuovo.it
giovedì 4 marzo 2010
Lettera
Un utente del nostro blog ci scrive:
"Vorrei farvi una domanda ma i banchi metalli che acquistano rottami d'oro con la fatturazione rilasciata dal compro oro in revese charge cosa rischiano? e mai possibile che quello a rischiare e solo il compro oro? oppure anche il banco metalli potrebbe risponderne in sede legale ed amministrativa con sanzioni e verbali, ad esempio con l'accusa di incauto acquisto, perchè qualcosa non mi torna in questa telenovella, stanno colpendo i piccoli che inizialmente hanno venduto in reverse charge proprio trasportati verso questa soluzione da i banchi metalli "altrimenti non acquistavano il rottame" adesso gli stessi banchi metalli chiedono ai loro fornitori "compro oro" di iscriversi come operatori professionali in oro all'albo della banca d'italia, altrimenti a loro dire non ci sarebbero soluzioni!! anzi mi è stato detto verbalmente da un grosso banco metalli italiano dopo che gli avevo prospettato la vendita con lettera d'intenti, che era pericolossisimo vendere con questa procedura, e che se sorpresi ho soggetti ad un controllo da parte dell'agenzia delle entrate e guardia di finanza le sanzioni sarebbero state tremende nei confronti del compro oro, mentre il banco metalli che ti rilasciava lettera d'intenti non passava nessun guaio se nè usciva dalla situazione pulito come una colomba, la risposta a questi perchè mi hanno sempre detto loro e da ricercare nella sempre più crescente iscrizione dei compro oro alla banca d'italia, dicendomi "se c'erano altre soluzioni ti pare che tutta questa gente scelga di iscriversi?" se è possibile potreste darci delucidazioni dettagliate punto per punto,specie sul fatto se il banco metalli possa essere chiamato in causa per il fatto di accettare fatture in reverse charge senza accertarsi che il soggetto cedente sia iscritto o no come operatore professionale.
Distinti saluti grazie."
Gentile lettore,
sarebbe interessante chiedere, alla persona del "banco metalli" con cui ha parlato, di mettere nero su bianco ciò che sostiene e, ricevuto il documento, recarsi presso la Guardia di Finanza e vedere come i militari reagirebbero dinanzi al cumulo di inesattezze elencate. Comunque può stare tranquillo, poichè il poco informato signore, si rifiuterà di confermare su carta quanto mendaciamente Le ha dichiarato verbalmente. Le materie commerciali, fiscali e tributarie non sono cose per tutti, esistono a tal riguardo persone che hanno studiato per poter essere di valido sussidio ai commercianti e imprenditori. Non deve lasciarsi sedurre dalle dichiarazioni offerte da coloro che, a causa di questa storia, andranno a perdere lauti profitti.
Tornando alle Sue domande, Le assicuriamo che gli acquisti effettuati con "lettera d'intenti" sono perfettamente legittimi e potrà trovare conferma esponendo il quesito a qualsiasi comando delle Fiamme Gialle o ufficio dell'Agenzia delle Entrate. Altri regimi fiscali per effettuare legalmente la cessione di oggetti preziosi usati ad aziende specializzate del settore, sono il il regime IVA ordinario o il "regime speciale del margine". Il motivo per cui alcune aziende si legalizzano iscrivendosi all'"Albo degli operatori professionali in oro", è per poter cedere ai "banchi metalli" beneficiando legittimamente del reverse charge e spuntare pertanto un prezzo netto sulla vendita ovvero senza, nel caso ad esempio di rivendita con il regime del margine, dover corrispondere all'erario l'IVA calcolata sul costo dell'acquisto del bene ed il prezzo di rivendita dello stesso.
Per quanto invece concerne le sanzioni penali ed amministrative derivanti dalla vendita da parte di soggetti non autorizzati con il reverse charge, questi in effetti riguardano più direttamente il cedente poichè è egli che emette fattura descrivendo i beni come "rottami" ed applicando la classica dicitura "IVA non addebitata ai sensi dell'art. 17 DPR 633/72". Quindi è il venditore che dichiara di poter cedere i beni con questo sistema e non il compratore anche se, come tutti ben sappiamo, sono proprio i "banchi metalli" ad imporre questo regime fiscale, pena il mancato acquisto della merce.
E' chiaro comunque che non sono da escludere eventuali sanzioni nei confronti dei "banchi metalli", poichè dovrebbero saper rispondere ad almeno un paio di domade:
1) Perchè hanno acquistato con il reverse charge da soggetti non iscritti alla Banca d'Italia, pur essendo a conoscenza della legge?
2) Il cessionario è certo del fatto che i beni ricevuti fossero nelle specie di "rottami" e non di "oggetti finiti"?
Infatti sarebbe sufficiente recarsi presso qualsiasi fonderia ed operando un controllo, verificare se effettivamente la merce da questi acquistata è costituita in prevalenza da oggetti finiti o da "rottami". Comunque stia tranquillo e, per una Sua maggiore serenità, si rivolga alle Autorità competenti per avere conferma di quanto da noi esposto.
Cordialmente
"Vorrei farvi una domanda ma i banchi metalli che acquistano rottami d'oro con la fatturazione rilasciata dal compro oro in revese charge cosa rischiano? e mai possibile che quello a rischiare e solo il compro oro? oppure anche il banco metalli potrebbe risponderne in sede legale ed amministrativa con sanzioni e verbali, ad esempio con l'accusa di incauto acquisto, perchè qualcosa non mi torna in questa telenovella, stanno colpendo i piccoli che inizialmente hanno venduto in reverse charge proprio trasportati verso questa soluzione da i banchi metalli "altrimenti non acquistavano il rottame" adesso gli stessi banchi metalli chiedono ai loro fornitori "compro oro" di iscriversi come operatori professionali in oro all'albo della banca d'italia, altrimenti a loro dire non ci sarebbero soluzioni!! anzi mi è stato detto verbalmente da un grosso banco metalli italiano dopo che gli avevo prospettato la vendita con lettera d'intenti, che era pericolossisimo vendere con questa procedura, e che se sorpresi ho soggetti ad un controllo da parte dell'agenzia delle entrate e guardia di finanza le sanzioni sarebbero state tremende nei confronti del compro oro, mentre il banco metalli che ti rilasciava lettera d'intenti non passava nessun guaio se nè usciva dalla situazione pulito come una colomba, la risposta a questi perchè mi hanno sempre detto loro e da ricercare nella sempre più crescente iscrizione dei compro oro alla banca d'italia, dicendomi "se c'erano altre soluzioni ti pare che tutta questa gente scelga di iscriversi?" se è possibile potreste darci delucidazioni dettagliate punto per punto,specie sul fatto se il banco metalli possa essere chiamato in causa per il fatto di accettare fatture in reverse charge senza accertarsi che il soggetto cedente sia iscritto o no come operatore professionale.
Distinti saluti grazie."
Gentile lettore,
sarebbe interessante chiedere, alla persona del "banco metalli" con cui ha parlato, di mettere nero su bianco ciò che sostiene e, ricevuto il documento, recarsi presso la Guardia di Finanza e vedere come i militari reagirebbero dinanzi al cumulo di inesattezze elencate. Comunque può stare tranquillo, poichè il poco informato signore, si rifiuterà di confermare su carta quanto mendaciamente Le ha dichiarato verbalmente. Le materie commerciali, fiscali e tributarie non sono cose per tutti, esistono a tal riguardo persone che hanno studiato per poter essere di valido sussidio ai commercianti e imprenditori. Non deve lasciarsi sedurre dalle dichiarazioni offerte da coloro che, a causa di questa storia, andranno a perdere lauti profitti.
Tornando alle Sue domande, Le assicuriamo che gli acquisti effettuati con "lettera d'intenti" sono perfettamente legittimi e potrà trovare conferma esponendo il quesito a qualsiasi comando delle Fiamme Gialle o ufficio dell'Agenzia delle Entrate. Altri regimi fiscali per effettuare legalmente la cessione di oggetti preziosi usati ad aziende specializzate del settore, sono il il regime IVA ordinario o il "regime speciale del margine". Il motivo per cui alcune aziende si legalizzano iscrivendosi all'"Albo degli operatori professionali in oro", è per poter cedere ai "banchi metalli" beneficiando legittimamente del reverse charge e spuntare pertanto un prezzo netto sulla vendita ovvero senza, nel caso ad esempio di rivendita con il regime del margine, dover corrispondere all'erario l'IVA calcolata sul costo dell'acquisto del bene ed il prezzo di rivendita dello stesso.
Per quanto invece concerne le sanzioni penali ed amministrative derivanti dalla vendita da parte di soggetti non autorizzati con il reverse charge, questi in effetti riguardano più direttamente il cedente poichè è egli che emette fattura descrivendo i beni come "rottami" ed applicando la classica dicitura "IVA non addebitata ai sensi dell'art. 17 DPR 633/72". Quindi è il venditore che dichiara di poter cedere i beni con questo sistema e non il compratore anche se, come tutti ben sappiamo, sono proprio i "banchi metalli" ad imporre questo regime fiscale, pena il mancato acquisto della merce.
E' chiaro comunque che non sono da escludere eventuali sanzioni nei confronti dei "banchi metalli", poichè dovrebbero saper rispondere ad almeno un paio di domade:
1) Perchè hanno acquistato con il reverse charge da soggetti non iscritti alla Banca d'Italia, pur essendo a conoscenza della legge?
2) Il cessionario è certo del fatto che i beni ricevuti fossero nelle specie di "rottami" e non di "oggetti finiti"?
Infatti sarebbe sufficiente recarsi presso qualsiasi fonderia ed operando un controllo, verificare se effettivamente la merce da questi acquistata è costituita in prevalenza da oggetti finiti o da "rottami". Comunque stia tranquillo e, per una Sua maggiore serenità, si rivolga alle Autorità competenti per avere conferma di quanto da noi esposto.
Cordialmente
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